Roma, 9 Ottobre 2026 – Trent’anni fa prese forma un progetto che a molti appariva visionario. Portare fuori dal cuore di Napoli, dallo storico Borgo Orefici, una parte importante della tradizione orafa, immaginando a Marcianise un luogo capace di riunire imprese, produzione, distribuzione, servizi e competenze. Quel progetto si chiama il Tarì. Una realtà che oggi celebra trent’anni di attività e testimonia quanto la capacità di guardare oltre il presente possa trasformarsi in un’esperienza imprenditoriale concreta. Ma trent’anni sono anche un tempo sufficientemente lungo per comprendere quanto sia cambiato il mondo che ruota attorno al gioiello. All’epoca il dettaglio orafo italiano contava oltre 20.000 punti vendita. Oggi ne rimangono poco più della metà, circa 11.700. Una contrazione che racconta molto più della chiusura di migliaia di attività: riflette il cambiamento delle abitudini di acquisto, degli equilibri commerciali, dei costi di gestione e dello stesso ruolo della gioielleria nella società. Un tempo il negozio orafo era un riferimento quasi naturale per gli acquisti legati alle ricorrenze, ai momenti importanti della vita e al risparmio familiare. Il gioielliere era un interlocutore conosciuto, spesso da generazioni, e la fiducia costituiva il principale patrimonio dell’impresa. Oggi il consumatore è più informato, confronta prezzi e prodotti, si muove tra negozio fisico e digitale. Il suo potere d’acquisto è condizionato dal costo della vita e il gioiello deve confrontarsi con nuove priorità di spesa, dalle esperienze ai viaggi, dalla tecnologia ai servizi. Il desiderio di possedere un oggetto prezioso non è scomparso, ma sono cambiate le motivazioni, le aspettative e le modalità con cui quel desiderio si traduce in acquisto. Eppure, nonostante la progressiva riduzione della rete distributiva, il mercato italiano della gioielleria continua a esprimere un valore significativo, stimato in circa 6,8 miliardi di euro. Un dato che invita a riflettere: non è soltanto cambiato il numero dei negozi, è cambiato il modo di fare impresa e di intercettare la domanda. Anche il prodotto si è trasformato. L’evoluzione delle quotazioni dell’oro, l’affermazione dei marchi, il design, i nuovi materiali e la crescente attenzione alla tracciabilità e alla sostenibilità hanno modificato assortimenti, margini e linguaggi commerciali. E tuttavia la fiducia nel gioielliere e la qualità della consulenza continuano a rappresentare elementi distintivi che nessuna tecnologia può sostituire completamente. In questo scenario il Tarì ha attraversato tre decenni di cambiamenti, accompagnando generazioni di imprenditori e dimostrando l’importanza di fare sistema. Ma il suo anniversario suggerisce anche una domanda che riguarda tutti noi: siamo cambiati alla stessa velocità del nostro mercato? Trent’anni fa qualcuno ebbe il coraggio di immaginare ciò che ancora non esisteva. Oggi quella stessa capacità di visione è necessaria per interpretare un consumatore diverso, avvicinare le nuove generazioni al gioiello e costruire nuove prospettive per il dettaglio orafo. Di tutto questo si parlerà domani, sabato 10 ottobre, alle ore 11.00, proprio al Centro Orafo di Marcianise, dove il presidente di Federpreziosi Confcommercio Stefano Andreis, insieme al presidente del Tarì Vincenzo Giannotti e al sociologo dei consumi Francesco Morace, ripercorreranno trent’anni di trasformazioni del mercato orafo e dei comportamenti di consumo, osservati da un punto di vista privilegiato: quello del centro orafo campano. Un’occasione per rileggere il passato, comprendere il presente e, soprattutto, interrogarsi sul futuro. Perché celebrare trent’anni di storia significa anche chiedersi quale mercato, quale gioielleria e quale consumatore ci attendano nei prossimi trent’anni.
FEDERPREZIOSI – UNA VISIONE, UN PROGETTO, UNA SFIDA


