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Export orafo in frenata: nei primi cinque mesi del 2026 l’Italia perde il 13%

Set 3, 2026

Il comparto orafo-argentiero-gioielliero italiano affronta i primi cinque mesi del 2026 con un quadro internazionale caratterizzato da una forte polarizzazione. Da un lato le esportazioni rallentano, dall’altro le importazioni accelerano, mentre all’interno dei diversi segmenti emergono dinamiche molto differenti. È quanto rileva il Centro Studi di Confindustria Federorafi sulla base degli ultimi dati ISTAT relativi al periodo gennaio-maggio.

Nei primi cinque mesi dell’anno l’export del settore ha raggiunto 5,117 miliardi di euro, registrando una contrazione del 13,0% rispetto allo stesso periodo del 2025. In direzione opposta si muovono le importazioni, che salgono del 36,5%, arrivando a 1,311 miliardi di euro. Il saldo commerciale rimane ampiamente positivo, pari a 3,806 miliardi, ma si riduce del 22,6%, con circa 1,114 miliardi in meno rispetto al surplus registrato nei primi cinque mesi del 2025.

A pesare maggiormente è il segmento principale dell’export italiano: l’oreficeria e gioielleria in oro, che rappresenta l’85,5% delle esportazioni considerate nell’analisi. Nei primi cinque mesi del 2026 le vendite oltreconfine di gioielleria in oro sono diminuite del 15,4%, raggiungendo 4,374 miliardi di euro. Un dato particolarmente significativo perché la contrazione riguarda anche i volumi: le quantità esportate sono diminuite del 15,8%, sostanzialmente in linea con il calo dei valori.

Il quadro cambia osservando gli altri materiali. La gioielleria in argento registra infatti una crescita del 4,9% in valore, arrivando a 374,6 milioni di euro, nonostante una forte riduzione delle quantità, pari al 40,6%. Il dato conferma come il mercato stia privilegiando prodotti dal valore unitario più contenuto. Ancora più evidente è la crescita della gioielleria da indosso in metalli comuni placcati, che aumenta del 31,9% in valore e del 111,6% in quantità.

È una dinamica che il Centro Studi collega anche alla pressione esercitata dall’aumento delle quotazioni dell’oro. Il consumatore finale, di fronte a prezzi più elevati, sembra orientarsi verso prodotti caratterizzati da un valore unitario inferiore, favorendo così segmenti alternativi all’oro.

Non mancano, tuttavia, segnali positivi. L’export di oggettistica in metalli preziosi cresce complessivamente del 41,8%, sostenuto soprattutto dall’argento, che registra un balzo del 113,3%. Anche i lavori in perle e pietre preziose proseguono il loro percorso di crescita, con un incremento del 40,5%, mentre i cinturini per orologi in metalli preziosi e/o placcati salgono del 22,7%.

Svizzera e Stati Uniti trainano i principali mercati

Anche la geografia dell’export restituisce un quadro tutt’altro che omogeneo. La Svizzera torna al primo posto tra i mercati di destinazione e registra una crescita del 55,4%, portando il valore delle esportazioni italiane a 937 milioni di euro. Seguono gli Stati Uniti, con 593 milioni e una crescita del 22,0%, e la Francia, che raggiunge 572 milioni segnando un significativo +48,7%.

Tra i mercati più importanti, invece, gli Emirati Arabi Uniti rappresentano uno dei principali punti di debolezza: l’export italiano verso il Paese scende del 29,0%, arrivando a 447 milioni di euro. Il dato risente anche dell’aggravarsi delle tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Iran.

Interessanti sono invece le performance di alcuni hub internazionali. L’export verso l’Irlanda cresce del 37,1%, quello verso Hong Kong del 23,3% e quello verso i Paesi Bassi del 43,8%.

Il cambiamento più radicale riguarda però la Turchia. Dopo essere stata il principale mercato di destinazione nel 2024 e nel 2025, nei primi cinque mesi del 2026 registra una contrazione del 90,0%, scendendo a 152 milioni di euro e all’ottavo posto della graduatoria. Il dato riporta le esportazioni verso il Paese su livelli sostanzialmente in linea con la media del periodo 2021-2022, dopo i valori eccezionali raggiunti nel 2024.

Anche l’Estremo Oriente presenta andamenti contrastanti. Crescono le esportazioni verso la Malaysia, in aumento del 52,3%, e verso la Corea del Sud, che registra un +23,6%. Al contrario, il Giappone arretra del 7,7%, mentre la Cina perde il 13,7% ed esce dalla Top20 dei mercati di destinazione.

Il quadro che emerge dai primi dati del 2026 è quindi quello di un settore ancora fortemente competitivo sui mercati internazionali, ma alle prese con un riequilibrio significativo. Il rallentamento dell’export non è uniforme e, soprattutto, non coinvolge allo stesso modo prodotti e destinazioni. L’aumento del prezzo dell’oro sta modificando le scelte di consumo e favorendo prodotti a minor valore unitario, mentre alcuni mercati internazionali continuano a offrire importanti opportunità di crescita.

Per l’industria italiana, la sfida dei prossimi mesi sarà dunque quella di interpretare questi cambiamenti senza perdere terreno sui mercati più strategici, sfruttando la capacità di diversificazione che i dati di inizio anno sembrano già mettere in evidenza.