IL SONDAGGIO Quasi il 62% degli operatori del settore orafo sostiene di sentirsi poco o per nulla sicuro quando lavora nei propri locali. Ma il 97% del campione che ha risposto al sondaggio dichiara che aprirebbe ancora una gioielleria. Sono alcuni dei numeri emersi ieri mattina al Centro orafo “Il Tarì” di Marcianise, durante il talk “Sicurezza e legalità: prevenire per proteggere”, dedicato alla tutela degli operatori del settore, nell’ambito dell’edizione di “Open”, l’evento che celebra i trent’anni della struttura. Un momento di confronto tra istituzioni e rappresentanti del settore, con la partecipazione della prefetta Lucia Volpe, del vicecomandante generale dell’Arma dei carabinieri, Massimo Mennitti, del questore Andrea Grassi, del presidente di Federpreziosi Confcommercio, Stefano Andreis, e del presidente del Tarì, Vincenzo Giannotti.
LE RISPOSTE È il 61,9%, per la precisione, il dato degli operatori che ritiene di lavorare in condizioni di insicurezza. Diversi i crimini che spaventano il settore orafo. Al primo posto le rapine, temute dal 57%. Seguono i furti con destrezza (43%), le spaccate (35%) e le effrazioni durante l’orario di chiusura (33%). Proprio i momenti in cui si abbassano le serrande, sono quelli più temuti.
Per il 62% di chi ha partecipato al sondaggio, le attività commerciali sono più vulnerabili proprio nella fascia di chiusura.
Per più dell’80%, insomma, la paura incide sulla serenità professionale. E per questo sono diversi i sistemi di protezioni adottati. Quasi la totalità dei negozi, il 90%, dispone di telecamere; il 66,7% è tutelato da una copertura assicurativa; il 24% è dotato di sistemi nebbiogeni e il 22,6% è difeso dalla vigilanza privata. Ma i sistemi di protezione, spesso, hanno costi elevati.
E allora il 90% degli operatori lamenta la mancanza di incentivi, mentre il 27% vorrebbe più sostenibilità assicurativa. Più del 25%, infine, chiede più visibilità delle forze dell’ordine e controllo territoriale. Dati che sono stati portati, ieri, al centro del dibattito.
GLI INTERVENTI E subito dalla prefetta Volpe è partito un appello ai commercianti: «È importante denunciare sempre gli atti violenti che si verificano, perché l’interscambio dei dati permette di individuare dettagli utili alle forze di polizia che devono intervenire».
Poi l’annuncio della convocazione, a breve, di un nuovo comitato per verificare i risultati ottenuti dopo il rinnovo del protocollo sulla sicurezza con Federpreziosi. «Bisogna sempre calibrare il protocollo nei contesti provinciali ha sottolineato Volpe Il dialogo e il confronto sono necessari per far in modo che chi deve operare possa muoversi con cognizione di causa».
E dalla sicurezza è partita anche la riflessione del vicecomandante generale dei carabinieri Mennitti: «Assistiamo a una diminuzione complessiva dei reati ma aumenta la percezione di insicurezza della popolazione, per cui è necessario stare vicino ai cittadini che ne hanno bisogno. Ma è anche importante verificare il funzionamento e la qualità delle immagini delle telecamere, così come non bisogna mai cancellare lo storage, perché spesso le indagini vanno a ritroso nel tempo per scovare dettagli utili». Condivisione e confronto, due parole chiave secondo il questore Grassi: «La ricetta è mettere accanto alla parola sicurezza una qualificazione: sicurezza partecipata e condivisa.
Dobbiamo avere pazienza e cura di applicarla. Questa è la strada da percorrere, mettere al centro la sicurezza ma anche il problema e la condivisione delle soluzioni». Sicurezza legata anche agli strumenti utili a combatterla: «È stato avvilente e preoccupante scoprire che una città come Caserta, per esempio, non è dotata di un sistema urbano di videosorveglianza. Ma è da iniziative di confronto come questa che viene il coraggio di cambiare le cose», ha aggiunto Grassi. Strumenti operativi fondamentali anche per il direttore del Tarì, Vincenzo Giannotti: «Come Centro orafo ci autodifendiamo e ora stiamo anche valutando l’utilizzo di droni per videosorvegliare l’area dall’alto. Altri strumenti importanti sono dialogo, formazione e aggiornamento costante, ma il punto focale resta il coordinamento per centralizzare necessità e sviluppo delle situazioni». Per Stefano Andreis, presidente di Federpreziosi Confcommercio, infine, assume grande rilievo sottoscrivere un’assicurazione. E allora lancia un appello al governo: «Chiediamo un aiuto sui costi delle coperture. Va creata un’azione comune che renda più sicuri i territori. Spesso chi viene danneggiato è il più “debole”».
