In un’epoca segnata da tensioni geopolitiche, frammentazioni sociali e trasformazioni globali, il dialogo tra culture e popoli torna a essere uno strumento essenziale per costruire relazioni, cooperazione e sviluppo. Accanto alla diplomazia istituzionale cresce infatti il ruolo della cultura, della società civile e delle attività benefiche come linguaggi capaci di creare connessioni autentiche tra territori e comunità.
Ne abbiamo parlato con Gennaro Famiglietti, impegnato da anni nella promozione di iniziative culturali, diplomatiche e solidali, per riflettere sul valore umano delle relazioni internazionali e sul ruolo dell’Italia come ponte tra culture diverse.

Cultura, diplomazia e solidarietà sono strettamente connesse. Lo scorso dicembre abbiamo organizzato alla Basilica di San Francesco di Paola “La messa per la pace nel mondo”, un momento dal forte valore simbolico e spirituale dedicato al dialogo tra i popoli. Nel luglio del 2022 alla Mostra d’Oltremare si è tenuto un grande evento all’insegna della solidarietà: alla presenza dell’Ambasciatore di Ucraina, per la prima volta a Napoli, abbiamo consegnato dei tablet ai ragazzi ucraini per permettergli di studiare e di restare connessi con il mondo. Un messaggio concreto di vicinanza e sostegno che certifica l’importanza di questa forma di “diplomazia umana”.
Nel suo percorso ha spesso promosso iniziative culturali e benefiche legate al territorio e alle relazioni internazionali. Quanto la cultura può contribuire concretamente alla costruzione della pace e della cooperazione?
La cultura è un ponte per la pace, un linguaggio universale che unisce i popoli. In 30 anni di attività con l’Istituto di Cultura Meridionale abbiamo portato avanti iniziative di caratura internazionale con profonde riflessioni sul processo di pace. In un mondo segnato da gravi fratture e da conflitti, la diplomazia europea deve rafforzarsi e recuperare il suo ruolo centrale. Attraverso tali iniziative, con il Corpo Diplomatico Consolare di Napoli e della Campania e con la FE.N.CO (Federazione Nazionale dei Diplomatici e Consoli esteri in Italia) abbiamo dato autorevolezza alle relazioni internazionali, trasformando la diplomazia in azione concreta al servizio della pace, della cooperazione e dello sviluppo dei territori.

In un mondo attraversato da conflitti e tensioni geopolitiche, quale ruolo possono avere le associazioni civili e le reti culturali nel favorire il dialogo tra comunità differenti?
L’Istituto di Cultura Meridionale, da me fondato, poggia su un principio inderogabile: quello di essere apolitico, apartitico e totalmente autosufficiente economicamente, cioè non condizionato e non dipendente da contributi pubblici e privati. La nostra missione è chiara: fare della cultura un motore di crescita civile, sociale e morale per il Mezzogiorno e per l’intero Paese. Fin dall’inizio, l’Istituto si è affermato come un autentico laboratorio di idee, un luogo dinamico in cui le eccellenze del Sud Italia trovano spazio, voce e valorizzazione. Attento ai temi dell’attualità, del sociale e della tradizione cattolica, ha sempre posto al centro le giovani generazioni, offrendo strumenti di riflessione e formazione per crescere non solo come professionisti, ma come cittadini consapevoli e responsabili. Il nostro ruolo in questi 30 anni ha quindi favorito il dialogo e contribuito ad appianare le diversità culturali tra i popoli grazie al continuo scambio e confronto. Il nostro prestigio è testimoniato dalla partecipazione di figure di primo piano della vita istituzionale, diplomatica e culturale italiana, tra cui i Presidenti della Repubblica Francesco Cossiga, Oscar Luigi Scalfaro e Carlo Azeglio Ciampi.
In quest’ottica, che ruolo può giocare una realtà come l’associazione dei commendatori d’Italia?
L’Associazione dei Commendatori d’Italia riunisce alcuni degli insigniti al titolo di Commendatore al merito della Repubblica e non ha alcun scopo di lucro. Ci occupiamo di sociale e del conferimento di borse di studio, aiutando i giovani che saranno protagonisti di progetti che potranno renderli meritevoli di essere insigniti in futuro di una delle più ambite onorificenze della Repubblica Italiana. Questo spiega il nostro ruolo in quest’ottica: contribuire alla formazione dei giovani che saranno la classe dirigente, diplomatica e culturale del futuro del Paese. Nella nostra presentazione ufficiale abbiamo voluto dare un segnale concreto di quanto occorra aiutare e sostenere iniziative come quelle della fondazione Domenico Caliendo, in memoria del piccolo guerriero, vittima di una grande tragedia che ha commosso l’Italia intera. Il sostegno concreto dato dalla nostra associazione è rappresentato dal conferimento di un contributo in denaro per sostenere con borse di studio progetti di educazione e sostegno per famiglie bisognose vittime di tragedie legate alla malasanità.

Da sempre la diplomazia gioca un ruolo cruciale nella storia del mondo. Oggi che fattore può rappresentare per il futuro delle PMI italiane e per un comparto strettamente legato alle tensioni geopolitiche come quello orafo?
Il futuro delle PMI italiane, come quelle di tutte le economie del Mondo, e ciò è ben noto, è legato fortemente alle incertezze e alle guerre in corso. In particolare la crisi Usa-Iran, con il blocco dello stretto di Hormuz, costringe le economie mondiali a fare i conti con tutto il comparto dell’energia e del petrolio. Ma non solo, ma anche i trasporti marittimi, e quindi gli scambi commerciali, subiscono un impatto durissimo. L’auspicio e che si possa superare questa tremenda fase di incertezza e di tensioni tra le parti per ritrovare equilibrio e momenti di maggiore tranquillità internazionale.
Le attività benefiche spesso riescono a creare connessioni internazionali più profonde della politica stessa. Ha vissuto esperienze in cui la solidarietà è diventata un vero ponte diplomatico?
Tra le iniziative più significative degli ultimi anni spicca il conferimento del Premio internazionale “People for Culture and Peace” a Lech Wałęsa, simbolo universale di libertà e democrazia. E’ stato un momento importantissimo ospitato nel nostro Istituto che, attraverso relazioni con istituzioni estere e personalità del mondo diplomatico, accademico e artistico, e grazie al riconoscimento di figure simbolo della pace, della democrazia e dei diritti umani, si configura oggi come un ponte tra culture, tradizioni e sensibilità diverse.
Guardando al futuro, quale messaggio dovrebbe trasmettere l’Italia al mondo attraverso la cultura, il dialogo e l’impegno sociale?
La cultura e il dialogo sono alla base della convivenza civile e della pace tra i popoli. L’Italia ha una storia e una tradizione consolidata e può giocare, in tal senso, un ruolo sempre più centrale nello scacchiere internazionale. Devo riconoscere che gli sforzi di questo governo e della diplomazia italiana stanno raggiungendo buoni risultati. Ognuno deve fare la sua parte. A tal proposito, tre settimane fa la FE.N.CO ha riunito oltre 40 ambasciatori per la conferenza sul tema: “La crisi del Diritto Internazionale: quale ruolo per la Diplomazia?”, con ospite d’onore il senatore Pier Ferdinando Casini. Un momento di confronto tra rappresentanti del mondo diplomatico europeo e internazionale, con la partecipazione di numerosi Consoli provenienti da tutta Europa. È stato un grande successo e sono state trattate questioni di grande rilevanza internazionale che hanno lanciato un messaggio di pace e di concreto impegno sociale.

