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Negli ultimi mesi il settore orafo italiano è stato raccontato attraverso una narrativa fortemente pessimistica. Alcune analisi di settore si sono concentrate sul calo dell’export e sull’idea di una crisi strutturale ormai inevitabile. Ritengo necessario riportare il dibattito su un piano più equilibrato attraverso una lettura dei dati più contestualizzata che suggerisce un quadro meno univoco e, per certi versi, più dinamico. La crisi esiste, ma accanto alle difficoltà, esiste un tessuto imprenditoriale che continua a produrre valore, occupazione e prospettive, dimostrando capacità di adattamento e visione. Il contesto globale è indubbiamente complesso: l’aumento significativo del prezzo dell’oro e la contrazione della domanda internazionale stanno incidendo sul settore. Tuttavia, nel Mezzogiorno — e in Campania in particolare — l’oreficeria si sviluppa secondo un modello produttivo differente rispetto ai grandi distretti del Nord. Si tratta di un sistema meno orientato all’export, più frammentato, fortemente artigianale e radicato nei mercati interni. Un tessuto composto in larga parte da piccole e medie imprese, spesso a conduzione familiare, che operano su scala locale e nazionale mantenendo un legame diretto con il territorio. Questo modello riduce l’esposizione alle fluttuazioni della domanda internazionale e consente una maggiore flessibilità operativa. Per tale ragione, interpretare il settore esclusivamente attraverso i dati dell’export non restituisce un’immagine completa della realtà. Recentemente Giuseppe Nargi, direttore regionale di Intesa San Paolo per Campania, Sicilia e Calabria, ha evidenziato che la nostra regione, e più in generale il Mezzogiorno, mostra segnali positivi confermati nel primo trimestre 2026 da una crescita sostenuta e da un aumento dell’export regionale del 3,6%, superiore alla media nazionale. A sostenere questo sviluppo contribuisce anche un rilevante flusso di credito: nel solo 2025 sono stati erogati oltre 2 miliardi di euro alle imprese, con particolare attenzione agli investimenti in innovazione, transizione digitale e sostenibilità. In questo scenario, il rafforzamento delle filiere produttive rappresenta un elemento strategico anche per il comparto orafo, tradizionalmente fondato su reti integrate di competenze. Parallelamente, la crescente apertura verso operazioni di finanza straordinaria e l’accesso ai mercati dei capitali offrono nuove opportunità di crescita dimensionale e di internazionalizzazione. Si delinea così un ecosistema dinamico, in cui innovazione, accesso al credito e collaborazione tra imprese creano le condizioni per un rilancio competitivo del settore nel Sud Italia. Il settore orafo, dunque, non ha bisogno di essere raccontato in modo rassicurante, ma ha bisogno di essere raccontato in modo corretto e una narrazione esclusivamente negativa rischia di non vedere ciò che funziona, rischia di negare l’esistenza di un sistema produttivo che resiste, evolve e guarda avanti. Molte imprese orafe del Mezzogiorno, anche fuori dai riflettori dell’export, investono in innovazione di prodotto e design, digitalizzazione, formazione e rafforzamento della propria identità artigianale, valorizzando filiere corte e mercato domestico. A questo riguardo, va inoltre evidenziato – come spesso fa il presidente nazionale Federpreziosi Confcommercio Stefano Andreis e come evidenzia un recente studio di ICE – che oltre il 24% degli acquisti in gioielleria è realizzato da turisti stranieri. Un ulteriore elemento a riprova del valore che ha il mercato domestico, anche con un riflesso internazionale. Fare impresa al Sud significa da sempre operare in contesti complessi e adattarsi a cicli economici discontinui. In un mercato globale caratterizzato da volatilità e incertezza, la capacità di reagire rapidamente, contenere i costi e mantenere relazioni dirette con la clientela rappresenta un vantaggio competitivo. Raccontare questa realtà non significa negare le difficoltà legate alle tensioni geopolitiche, all’aumento dei costi delle materie prime e ai cambiamenti nei modelli di consumo, ma restituire al settore la sua complessità. Tra crisi e sviluppo esiste uno spazio intermedio fatto di resilienza, investimenti, visione e crescita. È in questo spazio che si gioca il futuro dell’oreficeria italiana ed è li che bisogna guardare. |
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Vincenzo Giannotti Presidente del Centro orafo il Tarì e del Distretto Orafo Campano |

