Oltre cento oggetti recuperati dal Titanic potrebbero presto arrivare all’asta, ma la loro vendita è tutt’altro che certa. A sollevare il caso è RMS Titanic Inc., società che detiene i diritti esclusivi di recupero del relitto e che ha annunciato l’intenzione di mettere sul mercato una selezione di reperti appartenuti ai passeggeri e all’equipaggio del transatlantico affondato nel 1912. Tra gli oggetti figurano anche diversi gioielli, ma il loro destino potrebbe ora dipendere dalla decisione di un giudice federale statunitense.
A contestare l’operazione è infatti la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), che fa capo al Dipartimento del Commercio americano. L’agenzia ha presentato un ricorso presso la Corte distrettuale degli Stati Uniti di Norfolk, sostenendo che la vendita contrasterebbe con gli obblighi assunti da RMS Titanic Inc. per la conservazione dell’intera collezione, composta da circa 5.000 reperti, nell’interesse pubblico. Gli accordi precedenti avrebbero infatti previsto per la società la possibilità di esporre gli oggetti in musei e mostre itineranti, senza autorizzarne la vendita.
Tra i gioielli destinati, almeno secondo il progetto di RMS Titanic Inc., figurano una collana composta da pepite d’oro, un anello con zaffiro e diamanti, un bracciale inciso con il nome Amy, recuperato durante la prima campagna di recupero del 1987, e un pendente a forma di cuore. Oggetti apparentemente lontani dalla monumentalità dei grandi tesori di famiglia, ma che proprio per la loro dimensione personale restituiscono un’immagine più intima delle persone che si trovavano a bordo quella notte del 1912.
La prospettiva di una nuova asta arriva inoltre in un momento particolarmente favorevole per il collezionismo legato al Titanic. Negli ultimi anni alcuni orologi appartenuti alle vittime o collegati alla tragedia hanno raggiunto risultati eccezionali. Nel novembre 2025, l’orologio da tasca in oro 18 carati appartenuto a Isidor Straus è stato venduto per 1,78 milioni di sterline, pari a circa 2,35 milioni di dollari, diventando il memorabilia del Titanic più costoso mai venduto all’asta.
Il risultato aveva superato il precedente record, stabilito nel 2024 da un orologio da tasca Tiffany donato al capitano Arthur Rostron, comandante della nave di soccorso RMS Carpathia, che aveva raggiunto 1,56 milioni di sterline, poco meno di 2 milioni di dollari.
È proprio questa crescente attenzione da parte dei collezionisti a rendere particolarmente interessante la possibile vendita dei gioielli. La loro attrattiva non dipende infatti esclusivamente dai materiali o dal valore intrinseco, ma dalla provenienza, dalla documentazione e dal legame diretto con una delle vicende più conosciute della storia moderna.
RMS Titanic Inc. ha annunciato anche l’organizzazione di una mostra itinerante che dovrebbe precedere l’eventuale asta e portare i reperti in quattro città ancora non rese pubbliche. La società, nel frattempo, ha contestato le argomentazioni del governo americano sostenendo che i tribunali statunitensi non avrebbero giurisdizione su oggetti originariamente rivendicati in un altro Paese. Si apre così un confronto giuridico destinato a stabilire non soltanto se i gioielli potranno essere venduti, ma anche quale debba essere il destino dei reperti recuperati dal relitto.
Il caso riporta quindi al centro una questione sempre più importante nel mercato degli oggetti storici: dove finisce il diritto alla proprietà privata e dove comincia la responsabilità verso il patrimonio collettivo. Nel caso del Titanic, ogni gioiello, orologio o documento non rappresenta infatti soltanto un oggetto da collezione, ma un frammento materiale di una storia che appartiene all’immaginario comune.
Per questo, prima ancora di conoscere il valore che questi gioielli potrebbero raggiungere sul mercato, sarà necessario capire se potranno davvero arrivarci.


