Con The Odyssey, il nuovo kolossal diretto da Christopher Nolan, il mito omerico torna sul grande schermo attraverso una rilettura spettacolare che affida anche al gioiello un ruolo centrale nella costruzione dell’identità dei personaggi.
Accanto a Matt Damon nel ruolo di Ulisse, Anne Hathaway interpreta Penelope, mentre il cast comprende Tom Holland, Zendaya, Charlize Theron, Lupita Nyong’o, Robert Pattinson e Samantha Morton. A dare forma all’universo visivo del film è la costumista Ellen Mirojnick, già candidata all’Oscar per Oppenheimer e autrice dei costumi di produzioni iconiche come Basic Instinct, Wall Street, The Greatest Showman e Bridgerton.
Per The Odyssey, Mirojnick ha costruito un linguaggio estetico che coniuga rigore storico e sensibilità contemporanea. In questo contesto, il gioiello non rappresenta un semplice elemento decorativo, ma diventa simbolo di potere, appartenenza, memoria e sacralità.
Collari rigidi, bracciali scultorei, amuleti e collane sembrano provenire direttamente dagli scavi archeologici del Mediterraneo. Le superfici volutamente irregolari, l’oro caldo e materico e le forme ispirate ai reperti micenei e greci restituiscono un’estetica lontana dalla brillantezza perfetta della gioielleria contemporanea, privilegiando invece il fascino della materia e della storia.

Una scena de L’Odissea ©Universal/Courtesy Everett Collection
Uno degli elementi più ricorrenti è il collare rigido, che richiama l’iconografia delle antiche civiltà mediterranee e dell’Oriente. Indossato dalle figure regali e divine, diventa una sorta di armatura simbolica, capace di comunicare immediatamente autorità e prestigio.
Particolarmente significativa è la caratterizzazione di Penelope, interpretata da Anne Hathaway. I suoi gioielli accompagnano il racconto della regina di Itaca attraverso collari che seguono la linea delle clavicole e bracciali essenziali, dove l’oro assume il valore della permanenza e della memoria più che quello dell’opulenza. Ogni elemento sembra evocare il peso dell’attesa e della fedeltà, trasformando il gioiello in un’estensione narrativa del personaggio.

Una scena de L’Odissea ©Universal/Courtesy Everett Collection
Diversa l’immagine di Elena di Troia, affidata a Lupita Nyong’o. Le prime immagini promozionali suggeriscono una gioielleria più monumentale, fatta di collari scultorei e importanti elementi dorati che richiamano i tesori delle corti micenee, rafforzando l’aura quasi divina della donna che, secondo il mito, diede origine alla guerra di Troia.
Anche i bracciali assumono un ruolo preciso. Rigidi, spesso indossati singolarmente o sovrapposti, richiamano reperti archeologici realmente rinvenuti nelle isole dell’Egeo e testimoniano una lavorazione volutamente essenziale, priva di eccessi decorativi. Oggetti che sembrano aver attraversato i secoli, più che essere stati appena realizzati.
Le collane, infine, diventano vere e proprie mappe narrative. Placche d’oro, pendenti e amuleti evocano tesori tramandati attraverso generazioni, capaci di raccontare viaggi, eredità familiari e trasformazioni personali. Ogni imperfezione sembra custodire una memoria, restituendo quella dimensione di autenticità che oggi rappresenta uno dei linguaggi più ricercati anche nella gioielleria contemporanea.
Non è un caso che The Odyssey arrivi in un momento in cui la gioielleria internazionale guarda con crescente interesse alle forme dell’antichità. L’oro materico, le superfici irregolari e le ispirazioni archeologiche sono ormai protagonisti delle collezioni di alta gioielleria e delle passerelle


