In un momento di profonda trasformazione per il comparto orafo, il ruolo del dettaglio indipendente diventa sempre più centrale tra innovazione, formazione e ricambio generazionale. Ne abbiamo parlato con il presidente di Federpreziosi Confcommercio, Stefano Andreis, che dal palco del Festival dell’Economia di Trento ha acceso i riflettori sulle sfide e sulle opportunità del settore: dalla necessità di ripensare il punto vendita alla valorizzazione dei giovani, fino all’urgenza di costruire un dialogo concreto tra tradizione e nuove competenze digitali.
Federpreziosi è stata protagonista al festival dell’economia di Trento. Su cosa vi siete focalizzati?
Il nostro focus è partito dai valori che abbiamo analizzato attraverso il nostro centro studi. Abbiamo osservato un dato importante per le chiusure mensili dei gioiellieri. Si parla di ben 65 punti vendita al mese che chiudono a livello nazionale. Abbiamo cercato di analizzare il lato positivo di questo report senza fermarci alla crisi e abbiamo scoperto che il volume d’affari di questo settore è sempre in aumento, quindi significa che pur perdendo punti vendita non perdiamo mercato. Tutto ciò significa che lo spazio per lavorare esiste e che dobbiamo riempirlo aprendoci alle nuove esigenze degli acquirenti. Il futuro passa da maggiore accoglienza, professionalità e soprattutto comunicazione: dobbiamo imparare a raccontare meglio il gioiello e l’esperienza che esso porta con sé.

Sempre attraverso una nostra analisi interna, abbiamo notato che il ricambio generazionale è percepito come un’esigenza all’interno dei nostri punti vendita. Il problema vero sta nell’attuazione di questa trasformazione, quindi dobbiamo essere bravi a capire che il passaggio generazionale è un percorso e non una scelta relativa ad un determinato momento. Spesso ci si riduce all’ultimo momento per necessità e non si riesce a concretizzare questo passaggio nel migliore dei modi. Sono percorsi che dobbiamo perfezionare anche attraverso l’aiuto della politica, perché ovviamente a loro chiederemo sicuramente un supporto attraverso delle defiscalizzazioni e progetti ad hoc per i giovani, Il nostro contesto non è semplice per motivi finanziari, fiscali e anche per le difficoltà riscontrabili nel reperimento della licenza. Grande attenzione ai giovani per garantire loro un percorso formativo scuola-lavoro che sia reale: chi accetta questi ragazzi all’interno delle proprie attività deve metterli nelle condizioni di essere operativi e non sfruttarli come stagisti addetti alle telefonate. Se non includiamo i giovani questo settore entrerà in crisi a breve. Oggi sono rimasti poco più di 12.000 punti vendita con 65 chiusure mensili sul dettaglio e questo significa che se non interveniamo immediatamente nel giro di vent’anni sparirà tutto.
I giovani che oggi escono formati dalle scuole arrivano con una visione e un utilizzo delle nuove tecnologie molto diversi dalle vecchie generazioni, quindi l’integrazione di questi giovani fa sì che queste aziende applichino anche le ultime tecnologie e le ultime novità che ci sono disponibili. Per le persone della vecchia generazione rimane un po’ ostativo andare a fare un investimento in questi contesti, mentre per un giovane è molto più semplice perché è nato digitale. L’integrazione fra nuovo e il vecchio deve camminare di pari. Al momento c’è ancora c’è poca comunicazione anche all’interno delle famiglie o fra il manager ed il ragazzo giovane che arriva nelle attività. Dobbiamo trovare la giusta congiunzione di questi due anelli che sono il fulcro del nostro futuro.


